100 anni

di Storia e tradizione

L’ippodromo di Chilivani fu inaugurato nel 1921 alla presenza del re d’Italia Vittorio Emanuele III.

Cenni storici sull’Ippodromo di Chilivani e sulla sua attuale attività.

  1. Origini e sviluppo.

Il primo allestimento dell’attuale ippodromo come pista per le corse al galoppo risale al 1921 quando, per iniziativa del Cap. Bruno Vanzi, Direttore del Deposito Stalloni di Ozieri, fu organizzato il primo Derby sardo riservato a cavalli di tre anni di razza sardo araba o derivati da stalloni orientali. Il 27 maggio di quell’anno, infatti, si tenne a battesimo il neonato ippodromo di Chilivani alla presenza del re d’Italia Vittorio Emanuele III. Una folla calcolata in 10000 persone accorse da ogni angolo della Sardegna per assistere ad un avvenimento eccezionale che avrebbe dato il via alla valorizzazione, miglioramento e selezione del cavallo sardo. Alla fine dell’anno veniva stipulato l’atto costitutivo della Società Anonima Ippodromo di Chilivani (SAIC), il cui scopo sociale si prefiggeva di organizzare le corse di cavalli per la selezione e il miglioramento della razza equina sarda, nonché fiere e mostre. Al fine di perseguire gli obiettivi di una disponibilità sempre più consistente in montepremi e di un numero maggiore di corse, fondamentali per stimolare gli allevatori a migliorare la produzione equina e le tecniche di allevamento, la SAIC programmò già per il 1922 due riunioni di corse primaverili ed una autunnale. La passione per le corse divampò e negli anni seguenti il Deposito stalloni migliorò le attrezzature di accoglienza del pubblico per cui le corse richiamavano il fior fiore della borghesia locale e il popolo degli allevatori e degli appassionati che vi si recavano a cavallo o con le poche vetture allora circolanti, da tutto il nord Sardegna. E’ del maggio 1924  la comparsa, per la prima volta a Chilivani, di un bookmaker  dando così inizio alle scommesse sulle corse dei cavalli. Le corse, oltreché dare spettacolo, svolgevano l’importante funzione della selezione dei migliori riproduttori maschi e femmine che avevano dimostrato in pista le loro qualità agonistiche e morfo-funzionali. Scoppiò poi la polemica fra i sostenitori del prosieguo dell’indirizzo “arabista” e gli innovatori detti “purosanguisti” che chiedevano la reintroduzione del puro sangue inglese per vivacizzare e migliorare la razza. Dopo tante battaglie e insistenze questi ultimi, guidati dal Presidente del Deposito Giuseppino Carta e dall’esimio ippologo e Dirigente ippico Don Deodato Meloni, furono esauditi per cui, dal 1937, si reintrodusse lo stallone purosangue e fu Rigogolo (da Havresac II) il primo a funzionare, affiancato dall’anno seguente da altri tre stalloni purosangue, Zenith, Sambor e Abimelecco, dando così inizio ufficiosamente alla produzione dell’anglo arabo sardo.

Nel 1936 la SAIC , che nel 1933 (con atto Notaio Masia di Ozieri) aveva comprato i terreni dalla famiglia Comida, trovatasi in difficoltà finanziarie e non potendo onorare il mutuo bancario, vendette l’ippodromo al Deposito stalloni di Ozieri che comunque glielo riconsegnò in gestione con un contratto d’uso gratuito. L’organizzazione e la disputa delle riunioni di corse proseguì contribuendo a individuare i migliori campioni della razza, sino  al periodo bellico che comportò una forzata interruzione della regolare attività. In particolare dal 1943 al 1947 fu interrotta la disputa del Derby sardo.

 

  1. B) Il dopoguerra e la ripresa delle attività.

 

La ripresa delle attività ippiche si ebbe nell’ottobre del 1947 con le gare di presentazione, le prove funzionali per i puledri di 3 anni e le corse riservate a cavalli di 3 anni ed oltre che evidenziarono ancora una volta la passione del popolo sardo per il cavallo. Si riversarono all’ippodromo ben 8000 spettatori, a dimostrazione del ritrovato entusiasmo, e intervenne anche l’allora Ministro dell’agricoltura On. Antonio Segni.

Dal 1948 riprese la serie del Derby sardo che dura ininterrottamente sinora. Ma la ripresa mise in luce i diversi problemi da risolvere urgentemente in parte di tipo strutturale (manutenzione delle tribune, delle recinzioni, delle scuderie e dei servizi igienici) ed in parte organizzativi, in quanto la SAIC si era dissolta. Quelli strutturali vennero risolti in virtù di una promessa di finanziamento da parte del Ministero dell’Agricoltura e dell’UNIRE (Unione Nazionale Incremento Razze Equine), mentre per ricostituire un soggetto cui affidare l’organizzazione e la gestione delle corse, la Direzione del Deposito stalloni promosse la costituzione di un Comitato che iniziò a funzionare sotto la direzione del Direttore del Deposito. Malgrado le difficoltà economiche ed organizzative e le promesse non soddisfatte, il numero di cavalli in gara aumentava ogni anno così come la richiesta di ricettività dell’ippodromo ormai insufficiente con i suoi 53 box. Le attività ippiche si tenevano regolarmente ogni anno con due riunioni una primaverile ed una autunnale e l’allevamento andava sviluppandosi di pari passo, con il miglioramento della razza che, sempre di più, produceva cavalli adatti alla corsa e agli sport equestri.

Grazie al continuo impegno del Comitato e del Deposito Stalloni nel perseguire l’infrastrutturazione dell’ippodromo, negli anni cinquanta e sessanta si aumentò il numero dei box e si realizzarono alloggi per allenatori e fantini che ormai lavoravano permanentemente a Chilivani. Nel 1956 il Deposito Stalloni era passato sotto il controllo della Regione sarda prendendo la denominazione di Istituto Incremento Ippico con un suo Consiglio di Amministrazione che deliberava gli indirizzi e le attività a favore del cavallo sardo. Le riunioni ippiche si svolgevano per una dozzina di giornate all’anno, in primavera e in autunno, suddivise tra Chilivani, Sassari e Cagliari. L’ippodromo di  Chilivani fece un salto di qualità con la realizzazione di una moderna e capiente tribuna coperta inaugurata nel 1966 e nuovo impulso all’ippicoltura sarda e alle riunioni di corse, si ebbe con la legge regionale n. 27/1969 che istituì l’Istituto Incremento Ippico della Sardegna, Ente di diritto pubblico con personalità giuridica, dotandolo di personale, mezzi e risorse mai avute prima.

  1. L’ingresso nel circuito nazionale.

Tappa importante e fondamentale per il rilancio dell’ippodromo di Chilivani furono le intese che il Consiglio di amministrazione del nuovo Ente capeggiato dal Cav. Antonio Peralta e dal Direttore Lucio Gratani, concluse tra il 1974 e 1975 con l’UNIRE. Gli accordi consentirono la concessione di un finanziamento a fondo perduto di 500 milioni di lire per una ristrutturazione degli impianti, realizzazione dei box di insellaggio, torretta Giuria, biglietteria e ingressi, totalizzatore, impianto di irrigazione della pista ecc. onde inserire Chilivani nel circuito degli ippodromi nazionali, ammettendo a correre anche i cavalli di puro sangue inglese, sino ad allora non autorizzati in Sardegna. In attesa dell’esecuzione dei suddetti lavori di ammodernamento e di acquisizione di indispensabili attrezzature come le gabbie di partenza e il fotofinish, nella riunione estiva del 1975 si programmarono due corse per giornata, riservate ai purosangue. Nel frattempo il Jockey Club italiano, in collaborazione con l’Istituto, organizzò un corso accelerato per fantini ed allenatori, già operanti a Chilivani, per qualificarli e poter rilasciare loro le necessarie patenti. Lo stesso Istituto otteneva il riconoscimento come Società di corse da parte del Jockey Club Italiano e mise a disposizione le sue notevoli professionalità e le necessarie risorse umane che si rivelarono competenti e in grado di gestire le corse nel rispetto dei Regolamenti non solo per gli aspetti tecnici, ma anche per il funzionamento del totalizzatore manuale. L’inaugurazione delle nuove strutture avvenne il 2 maggio 1976 e le giornate di corse furono ben tredici fra la primavera e l’estate. La nuova attività ippica costituì un potente volano per l’allevamento che in una quindicina di anni passò da 600 fattrici selezionate a circa 2000! Altro dato statistico che attesta l’evoluzione dell’ippodromo di Chilivani è costituito dal numero dei cavalli scesi in pista: nel 1976 circa settanta nati ed allevati in Sardegna appartenenti ad una cinquantina di proprietari, dopo una ventina di anni erano oltre centocinquanta i soggetti che debuttavano ogni anno e circa 130 i loro proprietari.

Oltre al numero di cavalli aumentarono le riunioni di corse che hanno determinato una più numerosa partecipazione di cavalli così come un incremento del volume di scommesse effettuate sull’ippodromo di Chilivani, soprattutto a partire dal 1998 anno in cui l’Istituto Incremento Ippico, Ente gestore dell’ippodromo, entrò a far parte del circuito nazionale delle scommesse, acquisendo maggiore risalto e visibilità. Tappa importante è stata quella della reintroduzione – primi in Italia – delle corse riservate ai puro sangue arabi a fine settembre e primi di ottobre del 1990.

L’ippodromo di Chilivani può considerarsi a buon diritto “il tempio dell’ippica sarda”  nel quale si disputano le prestigiose “corse faro”: il Derby sardo riservato ai cavalli anglo arabi a fondo arabo giunto nel 2020 alla 94^ edizione e il Gran Premio sardo riservato ai soggetti a fondo inglese, di cui si è svolta l’anno scorso la 63^ edizione. Sono queste le corse di selezione per eccellenza sui cui Albi d’oro figurano i migliori soggetti anglo arabi nati e allevati in Sardegna, spesso avviati in seguito con successo, alla carriera di stalloni o all’impiego in razza per quanto riguarda le femmine. Altre importanti corse di selezione, aggiunte con gli anni al programma selettivo sono il Derby per il puro sangue arabo e gli Omnium per i cavalli di 4 anni ed oltre anglo arabi e puro sangue arabo.

Ad accrescere il prestigio di Chilivani ha contribuito notevolmente anche l’organizzazione del Meeting internazionale dell’anglo arabo (la prima edizione si disputò nel 1987), cui partecipavano diversi cavalli provenienti dalla Francia. Questi confronti, riconosciuti come corse di selezione, hanno fatto crescere notevolmente la qualità del nostro allevamento che, spesso, ha retto il confronto battendo gli avversari d’oltr’Alpe sempre temibili e più volte vincitori a Chilivani. Per converso lo stimolo al confronto ha visto i cavalli nati e allevati in Sardegna, testati a Chilivani, gareggiare in Francia e in altre nazioni estere ottenendo prestigiose vittorie e risultati. L’ippodromo di Chilivani ha saputo cimentarsi per diversi anni anche con l’organizzazione di varie corse tris nazionali sempre ben riuscite e spettacolari (la prima si tenne nel 1998).

Prima dell’arrivo della devastante crisi dell’ippica italiana, determinata dal vertiginoso e inarrestabile calo delle scommesse, l’ippodromo di Chilivani era giunto ad organizzare venti giornate di corse ordinarie e oltre una dozzina di convegni “matinée”. A partire dal 2007-2008 il progressivo calo del montepremi e la continua riduzione del numero delle giornate quasi fecero correre il rischio di una chiusura dell’attività. Questo periodo buio e difficile coincise inoltre con il passaggio dell’impianto, dalla Regione, nella proprietà del Comune di Ozieri che, a partire dal 2009, se n’è accollato l’onere della gestione creando la Società di corse “Ippodromo Chilivani S.r.l.”. Sono stati anni di gravi difficoltà derivate dalla drastica riduzione delle giornate di corse, dei montepremi e dei contributi per la gestione che determinarono mancanza di risorse e problemi vari. Importante fu in questo periodo l’azione di sensibilizzazione portata avanti dalla Società nei confronti della Giunta regionale che, finalmente, a partire dal 2013, deliberò dei finanziamenti che consentirono, e consentono tuttora, la programmazione di alcune giornate di corse in più. In cifre si rammenta che l’Ippodromo di Chilivani da 32 giornate (compresi i matinée) è scesa a 11 + 3 che finanzia la Regione! Comunque durante tutti questi anni, gli amministratori hanno tenuto duro mantenendo in piedi la struttura garantendo regolari riunioni annuali di corse e portando sempre avanti l’azione a favore degli allevatori e dei proprietari di scuderia che hanno, anch’essi, affrontato non pochi sacrifici per non chiudere.

Se l’ippodromo è rimasto in vita lo si deve all’impegno dell’Amministrazione comunale che coraggiosamente lo sostiene e lo supporta e ai suoi Dirigenti che hanno lavorato e continuano a lavorare assiduamente per mantenere un livello funzionale e organizzativo che assicuri il regolare svolgimento dell’attività. Sull’onda del sostegno regionale la Società di gestione, superata la minaccia della collocazione fuori ruolo, ha saputo traghettare l’ippodromo verso più rosee prospettive in particolare allestendo sin dal 2014 la “Giornata delle stelle” dedicata ai migliori fantini sardi operanti a livello nazionale e internazionale e, dal 2018, importanti corse per i puro sangue arabi tra cui la prima Listed mai disputata in Sardegna, grazie alle intese con lo staff dello Sceicco Mansoor di Abu Dhabi. Tale collaborazione si è rinnovata nel 2019 e 2020 ed è confermata anche per il 2021.

 

  1. Situazione attuale e prospettive.

Superata o, perlomeno, attenuata la crisi di cui si è accennato, oggi la situazione gestionale dell’ippodromo appare più serena e con buone prospettive, pur se le giornate di corse nazionali si sono ridotte ad undici, mentre se ne possono programmare altre tre solo grazie al sostegno della Regione sarda che integra il relativo montepremi. L’obiettivo della Società  di gestione è quello di continuare a dare un servizio essenziale e importantissimo, che si può definire fondante e imprescindibile per garantire l’intera attività ippica in Sardegna. Infatti l’impianto di Chilivani costituisce il più importante Centro di allenamento e preparazione a livello regionale il quale assicura una importante continuità, un presidio basilare. Vi operano infatti oltre venti allenatori professionisti ed un notevole numero di artieri ippici, fantini, uomini di scuderia che provvedono a circa 200 cavalli stanziali. Grazie all’ampio parco-cavalli stanziali e a circa altri 150 che vengono preparati presso gli altri ippodromi e in diversi centri di allenamento privati, il numero medio dei partenti supera le dieci unità per corsa ed è uno dei più alti in Italia. Tornando all’ippodromo di Chilivani, esso costituisce anche una fonte di occupazione per le varie qualifiche dei mestieri del cavallo, così come alimenta un notevole indotto per altre professioni come veterinari, maniscalchi e per altri servizi come le forniture di foraggi e mangimi, il trattamento dei rifiuti, la vigilanza ecc. Una vera e propria impresa che non persegue fini di lucro, ma si prefigge lo scopo di assicurare un importante servizio ed un presidio imprescindibile per l’economia locale. Un’attività di rilevanza regionale e nazionale che, attraverso vari momenti e vicende storiche, festeggia quest’anno i cento anni di vita e che anche per questo merita di essere adeguatamente sostenuta e incoraggiata dalle varie istituzioni pubbliche.

Ozieri lì 18 maggio 2021

Diego Satta

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